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Corrispondenti Vari - Piero Delfino Pesce

 

Cartoline postali di Roberto Marvasi a Piero Delfino Pesce

Negli anni napoletani Piero Delfino Pesce – grazie alla mediazione di Niccolò va Westerhout – diventa amico di Roberto Marvasi (1863 – 1955), un raffinato intellettuale che in seguito fonderà e dirigerà la «Scintilla». Su questa rivista scriverà alcuni articoli in cui denuncerà i legami fra camorra e politica e fra camorra e polizia. Il tema della collusione fra la delinquenza organizzata e lo Stato è, inoltre, presente nel saggio Malavita contro malavita, che Marvasi pubblicherà, nel 1928, a Marsiglia, dove si è rifugiato per sfuggire alle persecuzioni fasciste. Si tratta di un opuscoletto che raccoglie una serie di conferenze che egli tenne presso la Sezione del PRI di Marsiglia sul tema della diffusione della criminalità nel Meridione d’Italia negli anni immediatamente successivi alla repressione del Brigantaggio e sull’uso politico che i governi post-unitari fecero di camorristi, mafiosi e delinquenti vari. E’ questo un approccio di straordinaria attualità poiché le sue tesi hanno trovato una ennesima conferma negli accadimenti della nostra storia recente. Questa amicizia continuerà nel tempo ed è testimoniata dalle lettere che Marvasi inviò a Pesce nel corso del 1922. Dopo la Liberazione Marvasi ritornerà in Italia. Qui riprende a pubblicare la «Scintilla».
Nella missiva del 7 novembre 1922, Marvasi critica la seconda parte dell’articolo di Pesce sull’avvento del fascismo pubblicato sulla «Gazzetta» barese e, in relazione ai motivi di tale dissenso, invita il direttore di «Humanitas» a leggere il suo libro Così parlò Fabroni. Carlo Fabroni era un capitano dei carabinieri, autore di un memoriale in cui aveva denunciato la collusione fra malavita, la polizia e i politici.

Lettera n. 1 – Marvasi a Pesce

Napoli, 6 novembre 1922

Caro Pesce,
mentre non ti nascondo la mia sorpresa pel tuo silenzio (specie in quest’ora) dopo la mia ultima lettera, ti scrivo per dichiararti che accetto ben volentieri la proposta di abbonamento cumulativo con «Humanitas», tanto per «Fantasma» che per «Scintilla». Tu dunque puoi senz’altro dare l’annunzio che ti prego di ispirare al fervore che la nostra opera giornalistica, così piena di amare sorprese e di asprezze, merita.
Altrettanto (è inutile dire) farò io per te e per «Humanitas».
Salutami Hrand e riama l’app.
 Roberto Marvasi

Lettera n. 2 – Marvasi a Pesce

 

Napoli, 7 novembre 1922

Caro Pesce,
dopo averti inviata l’accettazione dell’abbonamento cumulativo da te propostomi (accettazione che ti riconfermo), ho letto il tuo articolo sull’avvento del fascismo. Derogherei dalle mie consuetudini di sincerità se non ti dicessi che di detto articolo, mi piace la prima parte, e mi dispiace la seconda parte. Io capisco che di ciò non ti importa niente. Ma anche so che questa oscurissima ora vieta le reticenze e il silenzio, pur se essi sian per essere meglio l’espressione di pigrizia che di viltà. L’amicizia personale (e questo è il caso nostro) impone anche più precisi doveri. Tu certo hai, nel leggermi, intuito il perché del mio dissenso. Io certo non ti infliggerò le mie confutazioni. Ricevesti due copie del Così parlò Fabroni a te inviate in plico raccomandato?
Saluti memoranda
Roberto Marvasi

P.S. Fra l’altro hai dimenticato che l’uomo che, incostituzionalmente, dette il potere a Mussolini, è lo stesso che firmò il decreto di amnistia ai disertori…

 
 
   
Cartolina postale di Francesco Meriano a Piero Delfino Pesce
   

L’apertura di credito da parte di «Humanitas» nei confronti dell’estetica futurista è presente, in particolare, negli articoli del poeta Francesco Meriano, il quale iniziò la sua intensa collaborazione con la rivista di Pesce nel 1913, quando aveva appena diciassette anni. Di fatto Meriano, che continuerà a scrivere sulla Gazzetta di Pesce fino al 1918, abbraccia fin dalla giovinezza il credo futurista al quale aderisce formalmente con l’opera del 1916 Equatore notturno.
Attratto da esperienze nuove e stimolanti, entra in contatto con artisti stranieri come Apollinaire, Cončarova, Tristan Tzara e italiani come Eugenio Montale, Giovanni Papini, Ardengo Soffici, Prezzolini. Non è un caso che, nel 1913, pubblica su «Humanitas» un articolo intitolato, Un gruppo di uomini intelligenti, che si configura come un elogio dei collaboratori di «Lacerba», i quali avevano da poco aderito al futurismo. Un anno dopo, inizia a schizzare, in una rubrica della rivista intitolata I Montagnardi, alcuni medaglioni critici in cui trovano posto figure diverse per professione ed interessi, ma affini tra loro sia per la «vastità di genio» e per l’originalità sia poiché «concorrono a dare alla giovinezza d’Italia il carattere più deciso e più violento». Si tratta di uomini – come Gian Pietro Lucini, Arturo Labriola, Paolo Orano e Ardengo Soffici – che hanno «il coraggio di farsi dei nemici per un’idea di fiamma e di determinare in qualunque momento, a costo, di qualsiasi cosa, il proprio atteggiamento di fronte alle persone e agli eventi».
Nel 1915 Meriano pubblica per la casa editrice di Pesce Anime fiamminghe. Piccola antologia di poeti belgi.
A partire dal 1919, Meriano aderisce al movimento fascista. In seguito fu nominato ambasciatore a Kabul. Qui muore nel 1934.

Cesena, 22 gennaio 1923

Caro amico,
leggo sul giornale che l’8 p. v. che ella sarà a Forlì per una conferenza. Avrei caro di vederla. Se crede di fermarsi un po’ a casa mia, mi fa un regalo: Cesena è a pochi chilometri da Forlì. E avremo modo di pensare al passato e all’avvenire.
Suo Meriano.
Auguri di buon anno a lei e ai suoi.

Cartolina postale di Salvatore Quasimodo a Piero Delfino Pesce

La rivista di Pesce manifestò una notevole disponibilità nell’accogliere le segnalazioni delle voci poetiche più promettenti, come avvenne nel caso di Salvatore Quasimodo. Nel maggio del 1917, Francesco Carrozza segnalò lo sconosciuto modicano con queste parole: «Oggi mi è caro segnalare un giovane amico di sedici anni, che scrive come molti non scrivono a venti anni: Salvatore Quasimodo». Negli anni successivi, Quasimodo pubblicherà su «Humanitas» altre poesie e, nel luglio 1921, un’interessante lettera  aperta a Luciano Nicastro, intitolata Io difendo la mia terra, in cui esorta l’amico a continuare il suo impegno: «Valorizzare la Sicilia intellettuale! Ecco il sogno che bisogna svegliare nel sole, con fede mistica senza essere soverchiamente contemplativi». Sempre a proposito di Quasimodo la Gazzetta di Pesce – in relazione alla campagna a favore dell’annessione della Dalmazia all’Italia – segnala un comizio tenuto dal poeta modicano a Messina*.
* Vedi G. A. Arigò, Messina – Dimostrazione Studentesca Pro-Dalmazia, in «Humanitas», a. X, n. 13, 16, luglio 1919.

Roma, 9 novembre 1921

Caro Pesce,
mi farebbe cosa grata se potesse farmi avere qualche copia del suo giornale ove fu pubblicato il mio articolo: Io difendo la mia terra.
Grazie e saliti.
Suo S. Quasimodo.

Cartolina postale di Tonino Spazzoli a Piero Delfino Pesce

Fra i miliziani di d’Annunzio a Fiume, troviamo uomini che avranno destini politici diversi. Mentre un giovane repubblicano come Ettore Muti aderirà in seguito al fascismo, un altro giovane repubblicano come Tonino Spazzoli – futura medaglia d’oro della Resistenza! – non rinnegherà i suoi ideali mazziniani e verrà ucciso dai fascisti nel corso del 1944. Quest’ultimo era un assiduo lettore di «Humanitas» e, insieme ai legionari e agli arditi di Forlì, era un ammiratore della figura di Pesce. Insieme a molti mazziniani, Spazzoli guardò con simpatia al movimento fascista in quanto nel programma di Sansepolcro veniva rivendicato il modello istituzionale della Repubblica. Tale vicinanza è testimoniata dal fatto che il servizio d’ordine del 21 marzo 1919 a Milano in Piazza Sansepolcro – in occasione della fondazione dei Fasci di combattimento – era composto proprio dai repubblicani di Forlì. Tuttavia Spazzoli nel 1920-21 – allo stesso modo di Pesce e di altri repubblicani – prese subito le distanze dal movimento fascista, quando si accorse che Mussolini aveva tradito le iniziali istanze repubblicane e democratiche presenti nel programma di Piazza Sansepolcro, assumendo posizioni filo-monarchiche e comunque reazionarie e clericali. Dopo l’avvento del fascismo al potere, Spazzoli continuò a frequentare alcuni amici fascisti come Ettore Muti  e Leandro  Arpinati.

Forlì, 8 febbraio 1922

Egregio prof.
La sua rivista è piaciutissima; gli amici repubblicani, i legionari fiumani con gli arditi di Forlì manifestano l’ardente desiderio di riaverla fra noi presto e per un po’ più di tempo. Io debbo ringraziarla inoltre del bellissimo complimento che mi fa nella sua rivista quando tratta nei Rilievi di Una visita.
Gentilissimi e cordiali saluti dalla famiglia e Repubblicana e dei Legionari e Arditi.
Tonino Spazzol
i.